mercoledì 21 settembre 2011

22 settembre 2011

Mr PARKINSON = Mr. VERITA’

Mi è arrivata una mail di mio figlio Bruno intitolata: “Lo sai che non sei un ballista?”.
In allegato c’era un articolo dei Corriere della Sera on line del 21 settembre 2011, di Cesare Peccarisi, intitolato:

Chi soffre di Parkinson non sa mentire

Secondo i ricercatori giapponesi, coloro che ne sono affetti sarebbero lavoratori seri e inflessibili



- Uno studio dell’università giapponese di Tohoku pubblicato su BRAIN ha fornito la prima prova neurobiologica del fatto che chi è affetto da morbo di Parkinson è incapace di mentire confermando le osservazioni psicologiche raccolte nell’ultimo secolo secondo cui questa malattia si associa a una personalità da gran lavoratore, serio, inflessibile e di elevata rettitudine morale.
Nei primi del ‘900 il neurologo americano Carl Camp li descrive come stakanovisti che si portano il lavoro a letto, rigidi e privi di vizi, che non conoscono né alcol, né caffè, né fumo.

Non cito quest’articolo  per vantarmi, ma avevo anch’io il sospetto che la mia personalità avesse subito un notevole cambiamento, all’incirca un anno fa,  quando il mio neurologo mi confidò ne suo studio: <<Caro Signor Enna, ho il piacere d’informarla che Lei è diventato uno stakanovista giapponese, di elevata rettitudine morale: nel senso che, avendo assunto il morbo di Parkinson, ha di fatto assunto anche il ruolo di lavoratore integerrimo e infaticabile, di quelli, cioè, che si portano il lavoro a letto, bevono acqua gasata e non fumano.. Gradisce un caffè?>>. <<Sì, grazie, con poco zucchero>>. <<Sbagliato! I giapponesi parkinsoniani non bevono caffè! E soprattutto non dicono bugie>>. Aveva capito che a me il caffè piace con molto zucchero! Così sono passato al decaffeinato, ma solo quando vado da lui.
Devo anche confessare che l’idea di portarmi il computer a letto un po’ mi spaventa, soprattutto perché ho un vecchio schermo che pesa mezzo quintale e Iole non lo sopporterebbe tra i due guanciali. Soprattutto ora che ha appena subito una pesante operazione all’aorta (ma di questo parleremo un’altra volta).

Il FUMO - Molti studi hanno confermato(...) un’associazione negativa fra fumo e malattia: da essi è scaturita la leggenda metropolitana che il fumo previene la malattia di Parkinson, mentre si tratta di una caratteristica della personalità premorbosa di questi pazienti. Come non è vero che il fumo previene il parkinson, ma solo che chi fuma ha una personalità che tendenzialmente non si associa alla malattia, questo non significa che questo tipo di personalità predisponga al parkinson.
In effetti anch’io smisi di fumare circa trent’anni fa, ma siccome nessuno mi aveva parlato di leggende metropolitane che favorivano il Parkinson, mi trovai benissimo... Fino a quando, dopo circa un trentennio di caramelle alla menta e di un buon respiro, ecco arrivare il Mister: melenso, profumato di visco e senza nemmeno un vizietto da presentare nella buona società. E il guaio è che anche a fumare la pipa, ormai non ci guadagni più niente, se non “una personalità che tendenzialmente non si associa alla malattia”, e cioè bugiarda, viziosa e dormigliona a letto.


I POSITRONI: Usando una particolare PET (tomografia a emissione di positroni F-18) i ricercatori hanno scoperto che la malattia priva la corteccia cerebrale prefrontale di questi pazienti delle funzioni esecutive in cui risiederebbero i meccanismi che consentono di dire bugie. La loro estrema onestà deriverebbe dal ridotto metabolismo...


Ora il discorso si fa sempre più credibile, soprattutto in relazione al metabolismo ridotto di noi parkinsoniani, tanto da apparire particolarmente utile  anche in ambito amministrativo e politico, da assumere come esempio. E’ chiaro infatti che è proprio l’utilizzo di positroni F-18, opportunamente inseriti nelle schede elettorali, che consente ai parkinsoniani giapponesi (adeguatamente privati della corteccia cerebrale prefrontale, il che li renderebbe così tanto anemici) di poter contare in una classe politica “seria, inflessibile e di una elevata rettitudine morale”. Mentre da noi, com’è ormai noto, proprio in assenza di positroni adeguati, da inserire nel curriculum politico della cosiddetta classe dirigente,  prevale un modello neutronico di vita sociale e politica “a tempo perso”, consentendo  in tal modo un modello di sopravvivenza politica piena di balle e di belle gnocche.

martedì 13 settembre 2011

DI Mr. PARKINSON E D'ALTRO ANCORA

13 settembre 2011

DI Mr. PARKINSON E D’ALTRO ANCORA.

Mettiamola così: dopo due mesi e passa di ricoveri, ecografie, tack, interventi, farmaci ed altro ancora, sia io che Iole abbiamo quasi accantonato il buon (si fa per dire) Mister Parkinson quale male minore, consentendo per altro al mio  braccio destro di concentrare sul muscolo il fastidio peggiore, che ha di molto limitato la voglia di riprendere in mano il mio Blog per tutto questo tempo.
D’accordo, è solo una scusa come un’altra. Tanto più che ho ben capito che non chiosare del Mister di tanto in tanto significa sottovalutarne il peso determinante nel processo evolutivo della tarda età. Va a finire, insomma, che più lo ignori e più lui ti rende la vita quasi impossibile, perché per uno come me, abituato ormai da decenni a considerare il computer come mezzo professionale indispensabile a dare un po’ più di senso alla vita, questo braccio che si stracca come una baldracca (non male la rima, vero?) incomincia a preoccuparmi parecchio. Perché se non scrivo, poi cosa faccio? Leggo?! Beh, forse questa è davvero la volta buona.
Per esempio. Ricordate il “bugiardino” della 3^ o 4^ puntata di questo blog, quando dovetti leggere le controindicazioni del mio Ropinirolo, per le quali avrei dovuto verificare se il mio medico sapesse di se stesso: “ ° se è in gravidanza o pensa di esserlo; - ° se sta allattando al seno”, etc. etc. Beh, qui la situazione, sintatticamente e semanticamente, è ancora peggiore. Vi basti sapere che, a causa di un operazione alla vescica, ho dovuto prendere per qualche settimana un antibiotico decisamente micidiale: almeno a leggere il relativo foglietto illustrativo,di due sole facciate, che contengono non meno di 150/200 controindicazioni, che incominciano in modo perentorio così: Se deve prendere il Pruliflux– Non prenda il Pruliflux (nome fittizio).  E questo è solo il primo segnale. Poi incomincia ad enumerare i i circa 200 malanni che m’impedirebbero categoricamente (e completamente a mio carico) di assumere l’antibiotico se... : *se è allergico al Pruliflux; *se ha meno di diciotto anni; *se è in stato di gravidanza o sta allattando al seno”... O katz! Ma è una vera persecuzione! E sta bene, lo ammetto: ne ho allattato quattro! Ma solo con il biberon.  
L’elenco successivo contiene un’infinita serie di danni materiali e morali, tutti a mio carico, che vanno dalle “gravi reazioni cutanee” alle “infiammazioni dei  tendini”, con conseguenze dannose al “tendine di Achille che può portare fino alla sua rottura”, proprio come accadde ai tempi di Troia e di qualche suo figlio; e poi ancora: “Severe reazioni solari con scottature” anche se non prendessi le pillole in spiaggia; “Diarrea,vomito, disturbi del sonno, riduzione dell’udito”... <<Scusi, ha preso le pastiglie oggi? –  Come dice, scusi? -  Ah sì! Le ha prese, bravo!>>  Insomma, ho buttato via il Pruliflux e ho preso la Tachipirina.
Per le ragioni di cui sopra, non vedo più da due mesi il mio neurologo e non  ho più controllato il mio  Blog. Così oggi l’ho riaperto, sia pure con qualche difficoltà, perché avevo dimenticato la password, ed ho scoperto che è pieno di pubblicità sulle staminali, che io non ho richiesto, ma mi fa piacere che ci siano, perché significa che anche Google mi legge.
Per oggi ho già scritto molto. Prometto però che sarò più operativo nel prossimo futuro: Mister Parkinson permettendo (al mio braccio).  
Colgo l’occasione per abbracciare, insieme a Iole, i nipoti texani: Grazia e Ralph, con i due splendidi figli che hanno illuminato la nostra estate. Un pizzicotto anche  alla nipote “friulana” Stefania, che deve ancora decidere cosa fare del suo futuro.

giovedì 7 luglio 2011

MISTER PARKINSON. IL RITORNO

7 Luglio 2011

MISTER PARKINSON – IL RITORNO

Siamo ritornati, io e il Mister. Chiediamo scusa, ma eravamo “altrove” entrambi. Io a meditare sul fatto che nella vita di un giovanotto 72enne di belle speranze non può esistere soltanto un futuro condizionato da un morbo mutacico e rompic...; mentre lui, Mister Parkinson, cercava di spremersi le meningi (ammesso che le abbia mai avute) sul tema delle cellule staminali, da me tirate in ballo ad arte, nell’ultima puntata, citando un comunicato del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e pubblicato su Pnas, in cui si parla di tali cellule ottenute da embrioni umani trasformate in neuroni specializzati nella produzione della dopamina, e cioè della sostanza base che toglierebbe a tutti noi i Mr Parkinson di torno.
Devo dire in proposito che ho ricevuto parecchie richieste di delucidazioni, che purtroppo non sono stato in grado di dare in maniera concreta, perché la mia rimane sempre una cultura umanistica e non troppo scientifica; il che non significa che non capisca niente di staminali, ma diciamo che ne mastico molto poco. Il fatto è che io scrivo storie per bambini e ragazzi: racconti, fiabe e favole. “A donzunu s’arte sua”: a ognuno la sua arte, dice un antico proverbio sardo. Io racconto storie alla Esopo, di cui utilizzo spesso il caustico livello narrativo e la delicatezza della metafora, per creare delle vere e proprie “Esopediche - Favole esopiche in funzione di dedica”, come questa. Dedicata a chi? A mia moglie Iole, naturalmente, che sta attraversando un difficile periodo della sua vita..

 

ESOPEDICA (per Iole)

Favole esopiche in funzione di dedica

ZEUS E LE QUALITA’ DELL’UOMO
Tanto tempo fa, quando gli esseri viventi furono creati
a ciascuno vennero donate attitudini e abilità:
a chi la forza, a chi le ali, a chi la velocità.
Soltanto l’uomo, rimasto nudo come un verme,
protestò vivacemente:
<<Perché m’hai lasciato inerme e non m’hai donato niente?>>
E Zeus, il gran dispensatore permanente, rispose:
<<Caro il mio ometto immusonito:
le qualità che tu hai ricevuto sono molto superiori
a qualunque altra concessione.
Tu possiedi la forza degli dei,
che è la saggezza e il controllo dell’azione,
mentre alla tua donna, luce degli occhi tuoi,
ho donato la bellezza e la ragione..
Sarete come la Luna con il Sole:
tu sapiente e coraggioso come Eracle
e lei dolce e sagace come  Iole.
Se saprete usare questi doni sino in fondo,
insieme dominerete il mondo>>.
(Esopo, 57)
N.B. -  L’originale di questa favola  esopica include soltanto l’uomo (Esopo era davvero un  po’ misogino). L’aggiunta della donna, e in particolare di Iole, mitica  compagna di Eracle, è una mia personale “Esopedica” alla compagna  della mia vita, che si chiama anche lei Iole, consentendomi in tal modo di identificarmi (ahem!) con Eracle, il mio eroe mitologico  preferito..

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Riguardo a questi due lunghi mesi di assenza dal mondo dei Blog, qualcuno mi ha chiesto: “Ma nel frattempo, che cosa è successo?” M’imbarazza dirlo, ma il mio Mister Parkison – con tutti i suoi misteri “morbosi” e i suoi silenziosi tick da bambino viziato e  dispettoso -  è stato letteralmente surclassato da altri avvenimenti “sanitari” che hanno interessato il sottoscritto e soprattutto mia moglie Iole. Fatti nostri, ovviamente: malanni riferibili all’età, che non è proprio quella di Noè, ma abbastanza significativa per due persone impegnate a non far trascorrere il proprio tempo ai tavoli del Bingo.
Ora, tuttavia, la nuova situazione appare un po’ più controllabile (intrecciando le dita e... qualcos’altro) , per cui posso permettermi il lusso scaramantico di ritornare a discettare del mio ineffabile Mister Parkinson, che non ha minimamente modificato il suo atteggiamento  di semi indifferenza collaborativa, ma ha anche accettato di convivere con la quantità di Ropinirolo stabilita parecchi mesi fa dal mio neurologo e finora mai modificata. Il braccio destro si stanca un po’ più presto di prima, all’uso del computer; in compenso - forte della mia esperienza infantile di quando mi ruppi il piede destro giocando al pallone, al collegio della Brigata,e imparai prestissimo ad usare l’altro piede -, sto insegnando alla mano e al braccio sinistro ad usare il mouse. In quanto alle salite, sempre faticose e trascinabili, basta il passo del maratoneta (di cui ho parlato in una delle puntate precedenti), che consiste nello “scagliare” davanti a sé stinchi e polpacci delle due gambe,  senza trascinare i piedi e facendo leva sulle ginocchia.
Ritornando alle cellule staminali, la notizia della messa a punto della tecnica di coltivazione che permette di trasformare le staminali embrionali in neuroni specializzati per funzioni diverse, come quella di produrre la dopamina, ha messo un po’ in subbuglio le mie due nuore in attesa di due nipotini, che arriveranno entrambi a novembre. Siamo rimasti d’accordo su un punto fondamentale: a me basterà la loro presenza per rimettermi in piena salute, con o senza il mio alter ego silenzioso; mentre tutto ciò che i nostri nipotini saranno in grado di conservare in saccoccia, grazie alle cellule staminali dei loro cordoni ombelicali,da conservare in “banca dati”, apparterrà solo ed esclusivamente ad essi e al loro futuro.
A nos bidere sanos!

giovedì 12 maggio 2011

MISTER PK 15

12 maggio 2011

MISTER PK 15 -  PK come Parkinson

Come sempre, scusate il ritardo, ma anche stavolta ho avuto parecchie cose da fare. Il che non mi dispiace proprio, ma anzi mi mette in condizioni di snobbare non poco l’amico invisibile Mister Parkinson, che ormai chiamo amichevolmente PK, proprio come il Paperinik disneyano di qualche tempo fa, che un tempo a me piaceva molto, ma che oggi è un  po’ difficile ritrovare su “Topolino” & C. Anzi, forse è il caso che ne parli con Bruno e Stefano, che a suo tempo crearono molte nuove situazioni con quel Super-Papero oggi un po’ in disuso. Abbiamo tutti bisogno di un PK di fantasia che ci difenda dal mondo esterno e da noi stessi, e non solo di un silenzioso e implacabile ladrone di autonomia.  
Dunque, le cose vanno così. Da una parte c’è Lui, il Super-Silver Paperone “epocale”, che vuole ricreare e trasformare  il mondo a sua immagine (o, in via subordinata, a somiglianza) , senza possibilità di confronto se non con i suoi fans  e le ingenue vecchiette che lo adorano alla follia Dall’altra parte, ma in posizione molto bassa, quasi sotterranea, ci siamo  noi, il popolo con la “p” minuscola, che si ostina a  non consideralo un genio, ma solo un ottimo venditore di se stesso. Stiamo parlando di SuperSilvio o di SuperPK? Concidenze, solo coincidenze!!
Ma siccome è un mondo che non ci piace, parleremo d’altro anche oggi. Per esempio, di Mister Parkinson, tanto per cambiare: il nostro alter ego silenzioso, che s’insinua nelle nostre cellule e nei nostri muscoli, approfittando della fuga scriteriata dalla “substanzia nigra” (più correttamente: sostanza afro-americana) del neurotrasmettitore chiamato “dopamina”.
Ne parliamo anche oggi, perché, navigando su Inernet, ho colto al volo questa notizia sull’ultimo sito della prima pagina di Internet aperta su Google alla voce “Dopamina”:

Ultime Notizie su dopamina
Vi si parla dello studioso italiano Tiziano Barberi e dei suoi studi a New York sugli embrioni umani trasformati in neuroni che producono la dopamina. Io riporto solo l’introduzione, che è piena non solo di speranze, ma anche di certezze. Ecco la prima parte del  testo, che sembra essere scritto apposta per  sbugiardare tutti gli studiosi “pindacci” (porta sfiga , insomma) che vedono sempre tutto nero. Mentre a tutti noi occorrerebbe sempre almeno un pizzico di luminosità. Ed ecco che cosa racconta il nostro “Molecularlab”:

CELLULE STAMINALI EMBRIONALI SONO STATE GUIDATE ALLA MATURAZIONE IN NEURONI SPECIALIZZATI ALLA PRODUZIONE DELLE DOPAMINA.
ShareAllo studio del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e pubblicato su Pnas, che ha visto cellule staminali ottenute da embrioni umani trasformate in neuroni specializzati nella produzione della dopamina, ha partecipato anche un italiano, Tiziano Barberi. L'esperimento che riaccende le speranze per i malati di Parkinson e' stato realizzato negli Usa.
"Abbiamo messo a punto un metodo di coltura delle cellule staminali embrionali per ottenere tutti i tipi di neuroni", ha detto Barberi, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, che fa parte degli autori dello studio, coordinato da Lorenz Studer.
A Barberi si deve la messa a punto della tecnica di coltivazione che permette di trasformare le staminali embrionali in neuroni specializzati per funzioni diverse, come quelli che controllano i movimenti e quelli che producono la dopamina. Finora era stato possibile ottenere dalle staminali soltanto dei precursori dei neuroni, ossia cellule nervose ma non ancora specializzate in una particolare funzione.
Secondo Barberi e' ormai chiaro che "dalle cellule staminali embrionali umane si possono ottenere cellule specializzate per usi clinici futuri".

Il seguito leggetelo da soli. Perché, tutto sommato, crediamo davvero di essere tutti soli, e che ciascuno di noi debba sempre vedersela con se stesso e con il proprio segreto inconscio, che muto come uno scorfano attende solo che il peggio si manifesti... Stronzate! Nessuno è mai solo. Io non lo sono. Ho moglie, figli, amici, parenti, che non sanno un fico di Mister PK, ma lo tengono ugualmente d’occhio. Ora poi c’è anche il signor Tiziano Barberi, che legge le anomalie del  mio SuperPapero e che analizza le staminali per me. Prima o poi andremo assieme a New York. Magari passando dal Texas di Grazia e Ralph.
Un arrivederci presto a tutti!


venerdì 29 aprile 2011

MISTER PARKINSON 14 - Dopa dopa, che il gatto scappa!

29.04.11
MISTER PARKINSON 14 –  Dopa dopa, ché il gatto scappa!.

Un saluto a tutti e buon rientro dalla Pasquetta. Nei giorni scorsi, in attesa di rincontrare il mio neurologo, per conoscere a che punto siamo io e il mio omologo sordomuto Mr Parkinson, ho deciso di approfittare del clima pasquale, sempre cosi allegramente ratzingheriano, per approfondire la conoscenza della dopamina, la cui assenza nel mio cervello avrebbe prodotto tutto questo casino. Perciò ho ripreso in mano i sacri testi medici e,  contemporaneamente, ho cercato anche di approfondire il tema cliccando su Google.
Una delle prime cose che ho trovato, alla voce “Dopamina”, è stata questa canzone del cantante rapper Neffa, che mi ha lasciato perplesso:
Dopamina
La enne e la doppia effe a, 
la enne e la doppia effe a, 
la enne e la doppia effe a, 
gia' sai che dopa minimo chico fai, 
la enne e la doppia effe a, 
gia' sai che dopa minimo chico fai, 
la enne e la doppia effe a, 
gia' sai che dopa minimo chico fai, 
la enne e la doppia effe a, 
gia' sai che dopa minimo chico fai, 
la enne e la doppia effe a, 
la enne e la doppia effe a, 
gia' sai che dopa minimo chico fai, 
gia' sai che dopa minimo chico fai.

Vista così, anche graficamente, si direbbe un condominio da cui qualche inquilino svitato si è buttato giù, dopo aver bevuto della varecchina avariata. Ma se si legge con più attenzione si scopre che l’inquilino in questione, “La enne e la doppia effe a”, è lo stesso cantante (N e ff a) che vorrebbe buttarsi dal quattordicesimo piano dopo una dose di “dopa” al minimo che l’avrebbe fatto ritornare “chico”, e cioè bambino. Ci sarebbe il tanto da chiedersi: da che piano si sarebbe buttato con una dose completa? E quella “dopa al minimo” significa che la dopamina al massimo ti spingerebbe giù da un grattacielo? Ma soprattutto, di che dopamina stiamo parlando?
A pensarci su un tantino, mi sembra quasi di rifare il verso a un mio articolo sul quotidiano “La Nova Sardegna” dell’altro ieri, in cui, parlando di Resistenza e del 25 aprile, citavo un ragazzino di seconda media che, nello svolgere una ricerca sullo stesso tema, trascrisse per intero una monografia sulla “Resistenza elettrica” del ferro da stiro. Pare infatti che, già dal 2003, grazie alla ex Ministra Moratti, di scuola interista, ma anche berlusconiana (e dunque meneghina), la Storia contemporanea sia completamente sparita dai programmi delle nostre scuole elementari e medie, per essere sostituita, presumibilmente, dai molto più fruttuosi “Annunci commerciali” dei Grandi Fratelli.
Ma se la “dopa” in questione è una sorta di droga, che cosa sarà mai stata la “dopamina” che, filandosela dal nostro cervello, ha richiamato in servizio Mister Parkinson? Non resta che approfondire altrove.
Cerco ancora su Internet, alla voce “Dopamina e droga”, e trovo un sito chiamato “Malus.com” dove ogni cosa si chiarisce immediatamente: << Recenti studi hanno evidenziato un ruolo di rilievo svolto dal sistema dopaminergico mesolimbico, cioè dai neuroni dopaminergici posti nell' Area Ventro-Tegmentale (VTA) con proiezioni prevalenti a livello del nucleo accumbens, nella dipendenza e nell'assuefazione da droghe (15-16). Il Nucleo Accumbens (NAc)   funzionalmente integrato nelle circuitazioni limbiche ed extra-piramidali, sembra svolgere un ruolo critico nel mediare non solo gli effetti di rinforzo positivo acuto (gratificazione) delle droghe d'abuso, ma potrebbe essere coinvolto negli aspetti motivazionali della sospensione, dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo (punizione) proprio del fenomeno astinenziale>>...
Oh, Ka...pataz, che aiuto! Ma sul serio questi studiosi si capiscono fra loro?...  
Forse è meglio passare oltre. Così cerco sul mio Devoto-Oli la  parola “Dopato” e trovo il verbo “dopare”, che significa ”Somministrare ad un atleta sostanze eccitanti allo scopo di migliorarne il rendimento”. E i cantanti? Ritorno a Internet e trovo termini  del tipo “Doping”, che vanno bene soprattutto per i cavalli, ragion per cui, deduco che la “Dopamina” è un’altra cosa. Perciò non mi resta che tornare a Oliver Sacks,  che in un libro ormai classico, “Risvegli (quello del film omonimo, pubblicato nei primi anni 70) parla in termini “miracolistici” di un medicinale chiamato L-dopa;: una sorta di sostituto della  dopamina, che sembrava aver risolto tutti i malanni di Mister Parkinson.
Ma di questo parleremo la prossima volta. Anche perché  proprio questo pomeriggio sarò visitato dal mio neurologo, che dovrà decidere se aumentare o meno la mia dose giornaliera di Ropinirolo, che prima o poi dovrà essere sostituito proprio dall’L-dopa.
Dal canto mio, posso ancora segnalare un mio adattamento ad un nuovo sistemo motorio quasi “olimpionico” , per facilitare la camminata anche in salita della gamba destra, che ho imparato da Dorando Petri, il maratoneta italiano che arrivò primo al traguardo olimpico di Londra del 1908, ma fu squalificato perché alcuni addetti alla pista lo trasportarono quasi di peso al  traguardo finale, vedendo completamente stravolto. Ho rivisto più volte la scena di quell’arrivo e  ho capito che Petri  avrebbe  potuto raggiungere il traguardo anche da solo, perché, nonostante la stanchezza catatonica,  stava tentando di  reinnescare la tecnica del “passo del maratoneta” che consiste nel “buttare” letteralmente davanti a sé stinchi e polpacci delle due gambe (prima una e poi l’altra, ovviamente), senza trascinare i piedi e facendo leva sulle ginocchia.
Con me funziona benissimo e ho quasi l’intenzione di brevettarlo.

P.S. Sono ritornato dal mio neurologo per una visita di controllo. E’ andato tutto bene, Mister Parkinson è rimasto in disparte, quasi indifferente, e non ha interferito minimamente nel controllo medico. Braccia e gambe reagiscono correttamente agli stimoli motori, i piedi soffrono ancora di un sano solletico, gli occhi ci vedono quasi bene  (il destro ha la cataratta, ma Mr Parkinson non c’entra per niente) e hanno le pupille pulite.
Dunque, nessun aumento della quantità quotidiana di Ropinirolo,  i cui presunti effetti collaterali abnormi, sul piano del gioco d’azzardo e su quello, diciamo così,  affettivo, restano ancora da verificare.
La mia confessione sul “passo del maratoneta” è stato giudicato quasi geniale. Modestamente parlando... Quando iniziano le prossime Olimpiadi?

lunedì 18 aprile 2011

MISTER PARKINSON 13 - Il Mantra

MISTER PARKINSON 13 – Il Mantra (Libera-mente, please)

Come al solito siamo in ritardo, sia io che Mister Parkinson. Me ne scuso personalmente, anche a nome del Mister, che in verità se ne infischia completamente, convinto com’è che è sempre colpa del’alter ego, e cioè del sottoscritto. Il fatto è che più passa il tempo e più il Ropinirolo, che ingoiamo a dosi massicce per tre volte al dì, ci fa venire il sonno anche durante il giorno. Soprattutto quando guardiamo la Tv.
La volta scorsa, come qualcuno ricorderà, ho parlato del mio Draghetto in soffitta e dei miei rapporti infantili con Pietrino, il fratello minore della prima generazione, “proprietario” della soffitta stessa. In proposito, mi ha scritto mia nipote Stefania, la figlia più piccola di Pietrino, che vive e lavora a  Tarcento, nell’udinese.  Mi ha raccontato di quando suo padre, il grande motociclista, portò in sella, una volta, zia Francesca, anziana sorella di mia madre. Ma ecco come  la racconta Stefania:
<<Pare che una domenica papà dovette dare un passaggio a zia Francesca per accompagnarla in campagna, lei si sedette sulla lambretta (credo di ricordare questa come moto), ma non a cavalcioni come si fa oggi, ma di lato. Nonna disse che papà correva come un matto, senza badare alle buche che c'erano nelle strade sterrate di campagna; quando arrivò a destinazione, invitò la zia a scendere, ma la zia era scesa molto tempo prima e senza chiederlo. Papà tornò indietro e trovò zia Francesca ancora "seduta" per terra in mezzo alla strada di campagna, tutta impolverata. Questa storia nonna ce la raccontò di nascosto di zia Francesca, quando io e Grazia rimanemmo una settimana a dormire da lei perché mamma era partita a Lourdes>>.
Grazie, Stefania. Un abbraccio da parte mia e di Iole anche a Lorenzo.

Non so se qualcuno l’ha notato, ma questa è la puntata numero 13, che a quanto pare è un numero ambiguo: per alcuni fortunato e per altri portatore di sfiga. Fare 13 (al Totocalcio), una volta era un segnale di ricchezza, mentre oggi quel Toto vale davvero poco. Meglio il 6 o il 5+1. Per quanto mi riguarda, io lo calcolo come un 1+3, che fa 4 e che, ai tempi del Collegio della Brigata Sassari, era il numero di Umberto, mio fratello. Il mio, invece, era il 5 o il 7: non lo ricordo più. Era i numeri della burocrazia collegiale, che servivano per incasellarci nel calderone degli orfani di guerra. I miei numeri preferiti, però, erano il 3 e il  9. Perché?  Semplice: 3x3 fa 9. E che significa? Chi lo sa? Problemi di cabala, immagino.
Che c’entra tutto questo con Mister Parkinson? Assolutamente niente. Si tratta di pura e semplice scaramanzia.
Però, a pensarci bene, anche la scaramanzia può a volte essere confusa con la ricerca di consapevolezza, intesa come forma “energetica” di auto convincimento, nel senso di autostima, eccetera eccetera.. Il che potrebbe avere un senso estremamente positivo, se inteso come accettazione; oppure decisamente ambiguo, se utilizzato come cura esclusiva.  Ad esempio, nel mondo delle pubblicazioni mediche - di cui ho già parlato in una puntata precedente e di cui sono pieni alcuni scaffali della Libreria “Nemo” di mio figlio Enzo Paolo -  ci sono parecchi volumi, richiestissimi, di cure “fai da te”, quasi tutte incentrate su temi di approccio alla malattia di tipo “spirituale”, utilizzando le teorie orientali dello Yoga o simili, come il “Mantra”, che significa “Libera-Mente”. E cioè “liberare la mente dai pensieri”, che è un po’ un controsenso, come rivela una mia vecchia poesia per bambini, che dice:
Contro la paura dei propri pensieri
C’è chi pensa, pensate,// che i propri pensieri pensati // se ne volino via // come cervelli svuotati // da una brutta magia. // Ma è vero o non è vero // che pensare di non pensare //
è già un vero pensiero? // Pensare di non pensare // è dunque una follia, // I propri pensiero pensati // nessuno li porta via.

Niente da dire, ovviamente, contro questo tipo di approccio curativo di auto convincimento, che determina ottimismo e voglia di affrontare con determinazione i propri malanni, senza lasciarsi andare allo scoramento e alla sfiducia in se stessi, oltre che nella  medicina ufficiale (che spesso  funziona anch’essa da toccasana: il che equivale al “mantra”). Però, qualche volta, il dubbio ti assale. Come nel caso di un volumetto recente, d’impostazione auto curante e orientaleggiante (di cui, però, non farò nomi né titolo, per ovvie ragioni di privacy).
In questo libro sono riportate ben oltre 80 malattie, dall’Aids al Varicocele,  tutte curabili con un sistema di autocontrollo energetico che lascia perplessi.
Nel caso di Mister Parkinson, ad esempio, si parla di <<Patologia cronica e degenerativa del sistema nervoso... determinata  da un conflitto irrisolto con l’autorità e con chi la rappresenta...(Ma non era la dopamina?)... Il conflitto con l’autorità può risalire a un rapporto non risolto con il padre o con chi rappresenta l’autorità nella vita della persona... >>. Pertanto: <<chi ha il Morbo di Parkinson... deve rinunciare alla  corazza che si è creata  e che le conferisce rigidità...; deve riaprire la comunicazione  con il padre ( o ripristinare il rapporto con l’autorità, o sentirsi amato da Dio)... riconnettendosi  con l’energia che prima rifiutava>>.
Dunque, nel mio caso, la faccenda sarebbe molto più grave di quanto pensassi. Perché a 72 anni è difficile trovare un padre disconnesso ma disposto a perdonare qualche mia malefatta che risalirebbe a prima del 1944, anno in cui lui morì ed  io avevo solo 5 anni. E’ vero: nella mia logica infantile di allora, lui era mio coetaneo, ma non ricordo affatto alcun motivo di conflittualità tra me  e lui. A meno che non abbia scaricato contro di me, dall’al di là, una vecchia diatriba con mia madre, dovuta al fatto che, ai tempi del Fascio, il 21 di aprile, lui faceva esporre alla finestra la bandiera italiana, dono ufficiale del Partito, e lei, mia madre, a mezzanotte in punto tirava giù la bandiera e, con forbici e aghi in mano,  creava camicette, gilet e mutandine per tutti noi... Ma io che c’entravo? Quelle mutandine rosse bianche e verdi, in “lanitalia” grezza, mi facevano grattare le... cosce mattina  e sera.  
In assenza del padre, rimane l’altra Autorità da gratificare. Chi era? Mia madre? Morta... Zia Francesca? Morta... I mie fratelli più grandi? Tutti defunti. E’ rimasta solo Uccia, mia sorella, anche lei con i suoi  problemi di anzianità, con cui non mi risulta nessun conflitto in atto né retrodatato. Chiederò notizie ai due suoi figli: Antonio e Andrea, ma dubito che abbiano mai sospettato niente di strano nei mie confronti. Dunque, adesso, per battere Mister Parkinson e mandarlo a quel paese, non rimane che farmi  amare da Dio. Ma Lui vive troppo in alto e io non ci arrivo. Qualcuno ha un Mantra da prestarmi?
E mentre il mantra trama nel tremulo mistero del ministro Tremonti, io tremo e  tracimo verso il tramonto dei misteriosi sentieri della mia trepida mente.
A videzzi sani e Buona Pasqua a tutti!!!

venerdì 1 aprile 2011

MISTER PARKINSON 12

MISTER PARKINSON 12

Rieccoci al tema centrale. Nei momenti di relax dal mio lavoro (chiamiamolo così), mi capita spesso di chiedermi come mai Mister Parkinson abbia scelto uno come me, vissuto in una famiglia numerosissima, com’era negli usi del primo ‘900, senza che nessun altro parente abbia mai ricevuto, che io sappia, una sua visitina anche discreta. E che fine avrà fatto la questione genetica, che sarebbe parte fondante anche della nascita e dello sviluppo del nostro burbero e morboso Mister? Ovviamente, se io fossi il  primo della serie per le generazioni future, preciso subito che declinerei fin da ora ogni responsabilità in proposito.
Anzi, l’idea di questo Blog è nata proprio con questa intenzione liberatoria, prima che qualche pronipote si svegli una mattina con il braccio che traballa e si metta ad urlare in giro: “Ecco, lo sapevo! Quello stronzo del mio trisavolo mi ha lasciato in eredità Mister Parkinson”. Perciò è giusto che si sappia in  giro fin da ora che io non l’ho chiamato, non l’ho desiderato e, se fosse dipeso da me, non l’avrei mai nemmeno “defecato”. Quello stronzo del Mister.
Ma ritorniamo alle origini, e cioè al mio passato più lontano. Che cosa mi faceva tremare di più da bambino, nella solitudine chiassosa di una famiglia di nove fratelli, di cui proprio io ero l’ultimo nato?... Forse ci sono: la soffitta della nostra casa di Vicolo delle Campane di San Donato. Era un piccolo spazio a ridosso del tetto, raggiungibile tramite una scaletta di legno che immetteva in una cameretta con finestrella, che a sua volta s’affacciava sui tetti del vicinato. Era lo spazio esclusivo, anzi: il “castello” personale di Pietrino, uno dei tanti miei fratelli più grandi, che però era anche lui un ultimo nato. Infatti era il quinto figlio di una prima moglie di mio padre, morta di parto. Un paio d’anni più tardi, Sarbadore Enna si risposò con Amelia Piredda, che gli diede altri quattro figli, compreso il sottoscritto.
Ma ritorniamo alla piccola soffitta. Pietrino ne era gelosissimo, tanto da non permettere a nessun fratello, soprattutto dell’ultima generazione, di metterci piede. Tranne me, naturalmente. Forse perché ero davvero l’ultimo, e difficilmente avrei tentato di appropriarmi del suo “castello”. Io però ci salivo con estrema circospezione, ma solo quando lui non c’era, perché soltanto così avrei visto il mio “Draghetto” luminoso, che viveva proprio nell’angolo più basso del tetto, accanto al lucernario che, nell’ora del tramonto, lo illuminava in pieno e lo riempiva di splendore fiammante, che mi  faceva eccitare e tremare allo stesso tempo in tutto il corpo.
Ma perché quel Draghetto silenzioso mi viene alla memoria soltanto adesso. E quanti anni avevo per incantarmi, sia pure tremolante, anziché scappare? Non più di tre o quattro, io credo. Ma ora ho il sospetto che anche Pietrino lo vedesse, e questo spiegherebbe perché permetteva soltanto a me di salire nella sua soffitta. Era il nostro segreto.
Eravamo molto diversi, io e lui. Io silenzioso e riflessivo (così mi qualificava Umberto, penultimo della serie e mio difensore  d’ufficio, soprattutto negli anni del Collegio).; lui chiassoso e un po’ “testa di vento”. Io mi eclissavo dal chiasso della famiglia appena possibile, magari dietro il lettone dei miei genitori, a leggere qualche fumetto che fregavo a Giovanni, il primo della seconda serie; Pietrino invece si scatenava con le motociclette del negozio in cui lavorava fin da bambino. Lui aveva un maledetto bisogno di far capire ai suoi fratelli più grandi che valeva molto, perciò sfidava le strade del circondario, anche quelle non asfaltate, esibendosi in sfide paurose, che spesso lasciavano il segno. Poi, un giorno, diventò ferroviere come nostro padre e mise la testa a posto. Sposò Mariuccina ed ebbe tre bellissimi figli.
E la soffitta? Sparita, venduta, dimenticata. Insieme al nostro piccolo segreto luminoso.

Questa volta, niente “Nieddukepighe”, perché forse ho trovato un contatto interessante.
A nos bidere sanos!